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Deriu sostiene che le decisioni urbanistiche si riducono spesso alla verifica di conformità, lasciando senza risposta la domanda sul beneficio reale per il territorio. Porta l’esempio delle fasce costiere sarde e richiama casi nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Irlanda, concludendo che le negoziazioni territoriali vanno riconosciute e governate pubblicamente da persone identificabili.

Editoriale ospite in cui Deriu ricorda le estati dell’infanzia a Cala Liberotto (Orosei) e la progressiva vendita dei terreni a privati. Osserva che i piani sulla carta sono stati aggirati da case, sanatorie e strade, e conclude che i piani restano necessari ma non bastano senza istituzioni abbastanza forti da vigilare.

Recensione dell’edizione inglese del saggio di Deriu, secondo cui l’urbanistica non è una scienza autonoma ma dipende da economia, demografia e politica. Il recensore collega la tesi alla storia della pianificazione di Newcastle e alle recenti riforme urbanistiche britanniche, notando che il libro non cita il caso di Newcastle.

Risposta di Seltzer al saggio di Deriu su Common Edge: per l’autore la pianificazione è già, in pratica, una negoziazione tra interessi privati ed enti pubblici. Critica l’uso di fonti datate e respinge le proposte di sostituire i piani ventennali con progetti strategici finanziati e di rendere pubblico il tavolo negoziale.
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